La mia passione per un poeta
Chiunque mi conosca un po’ piu’ approfonditamente conosce la mia sconfinata passione per la musica e la poesia di Francesco Guccini. Le sue poesie in musica hanno da sempre accompagnato la mia vita, dato voce ai miei pensieri piu’ profondi, tagliato come una lama le mie emozioni, le mie paure, le mie gioie.
Ogni sua canzone rappresenta un momento della mia esistenza, mi ricorda qualcosa, mi fa riflettere, piangere, mi provoca tristezza, mi dà un’assurda felicità e subito dopo un tagliente dolore….
Forse è superfluo sottolineare l’immensa capacità di Guccini nell’esprimere emozioni, sensazioni, sentimenti quasi intangibili ed incomprensibili ai più, all’interno di un così breve testo: la canzone.
Fra i temi a me piu’ cari e che si ritrovano sempre nelle canzoni di Francesco ci sono lo scorrere inesorabile del tempo e l’apparente inutilità del vivere. Il tempo è per Guccini un’ombra che lo assalirà per sempre e che, molto lentamente, lo consuma, è una condizione dell’uomo a cui nessuno si può sottrarre ed è causa di angoscia nell’animo di chi ci ragiona su. La lancetta del tempo per Guccini è inesorabile come lo è l’inutilità della vita. Emblematico a questo proposito è una strofa della canzone “Lettera”:
“Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ ansimo dopo una corsa,
l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…”
Guccini urla verso chi tende a rimanere nel silenzio, a non decidere mai, a non pensare. Secondo lui infatti si deve sempre ragionare, domandarsi tutto. Il culmine di ciò si ha in un raro gioiello poetico, “Canzone delle domande consuete”, in cui il cantautore esprime sia l’incapacità di dare risposte, che l’incapacità di molti di farsi domande. Inserisco in questo post sia il testo che il video di questa canzone, a me fa venire i brividi……….
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l’uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare le parole in linguaggio d’azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei;
dicon tanto un silenzio e uno sguardo.Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani…
non parlare non dire più niente se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi alle mani.Non andare… vai. Non restare…stai.
Non parlare… parlami di te.Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse
come un prato coperto a bitume.Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità?Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te.
Aver tutto, ma non il domani.Non andare… vai. Non restare…stai.
Non parlare… parlami di te.E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove;
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove,pronto a dire “buongiorno”, a rispondere “bene”
a sorridere a “salve”, dire anch’io “come va?”
Non c’è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c’è ancora una città?Se c’è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone…
…tanti anni, e sono qui ad aspettar primavera
tanti anni, ed ancora in palloneNon andare… vai. Non restare…stai.
Non parlare… parlami di te.
Non andare… vai. Non restare…stai.
Non parlare… parlami di noi.
